Controlli a tappeto della Guardia di Finanza di Brescia su money transfer, internet point, minimarket, tabaccherie e centri servizi utilizzati per trasferire denaro all’estero. Nel mirino delle Fiamme Gialle il rispetto delle norme antiriciclaggio e la tracciabilità dei flussi di denaro.
8 CONTROLLI “MIRATI” IN UN MESE
L’operazione, coordinata dal Comando Provinciale di Brescia, ha portato in circa un mese a otto controlli mirati tra Brescia città, Desenzano del Garda, Bedizzole, Lonato, Darfo Boario Terme e Gavardo.
Gli accertamenti hanno riguardato attività commerciali che, oltre ai servizi ordinari, operano come punti money transfer per istituti di moneta elettronica e società di pagamento.
LE VIOLAZIONI
Secondo quanto emerso, i finanzieri hanno riscontrato sei casi di violazione degli obblighi di identificazione della clientela, due casi di mancata conservazione dei dati acquisiti e un episodio di omessa comunicazione di informazioni rilevanti utili alla valutazione di eventuali operazioni sospette.
PESANTE IL BILANCIO DEI CONTROLLI A BRESCIA CITTA’
Particolarmente pesante il bilancio di un controllo effettuato a Brescia città. Qui i militari hanno accertato ben 709 violazioni legate all’identificazione dei clienti e 497 operazioni irregolari di trasferimento di denaro contante verso l’estero, per un importo complessivo superiore a 740mila euro.
Secondo la normativa vigente, per ogni singola operazione irregolare è prevista una sanzione amministrativa che può andare da 3mila a 50mila euro. La posizione potrà essere definita con il pagamento in misura ridotta di quasi 3 milioni di euro entro 60 giorni.
Data la gravità delle irregolarità riscontrate, la Guardia di Finanza ha inoltre chiesto all’OAM, l’Organismo Agenti e Mediatori, di valutare la cancellazione di sette soggetti dagli elenchi autorizzati.
LOTTA AL RICICLAGGIO, ALL’EVASIONE FISCALE E AL DENARO DA SPACCIO E LAVORO NERO
L’obiettivo dei controlli, spiegano le Fiamme Gialle, è impedire che i circuiti di trasferimento di denaro vengano utilizzati per riciclare fondi illeciti o mascherare proventi derivanti da evasione fiscale, spaccio di droga o lavoro nero.
Nel mirino anche il cosiddetto “smurfing”, il frazionamento artificioso delle somme sotto la soglia di legge per eludere i controlli antiriciclaggio.
