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Omicidio Mura: per i giudici il figlio non puo’ essere indagato

«Un ragazzino di 15 anni, del tutto immaturo, che pensa solo a come farsi il ciuffo e a come mettersi il piercing, che adora la mamma, con la quale scambia coccole e confidenze, che ha paura a tornare a casa da solo, ma anche di avvicinarsi al suo cadavere, che appena si sveglia si mette a guardare i cartoni animati non può avere avuto la lucidità e il sangue freddo di ucciderla in modo selvaggio”. Queste e molte altre considerazioni sono contenute nelle 230 pagine della sentenza con la quale il secondo grado ha confermatol’ergastolo ad Alessandro Musini, il 53enne operaio di origini sarde accusato dell’omicidio di Anna Mura avvenuto a Castenedolo il 16 marzo di tre anni fa. Per i giudici d’appello la pista alternativa ipotizzata dai difensori di Musini non è plausibile. Per i giudici Musini era senza dubbio in casa quando Anna Mura è morta, le macchie di sangue sui suoi indumenti sono frutto degli schizzi prodotti dagli oggetti contundenti che le ha scagliato ripetutamente in testa. Per il secondo grado il Dna del figlio sugli slip che indossava Anna Mura quando è stata trovata morta non prova nulla. L’impronta genetica, escluso si tratti di sangue, non è databile e non ha la forza di smontare le prove contro Alessandro Musini.

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