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Sarà un inverno un po’ più freddo, almeno all’interno delle abitazioni, dopo che il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha firmato nelle scorse ore il decreto con i nuovi limiti per gli impianti di riscaldamento alimentati a gas. Un provvedimento che è ovviamente figlio della crisi energetica di questi tempi, all’interno del piano per la riduzione dei consumi di gas.

Il decreto si potrebbe riassumere con: un’ora in meno di accensione al giorno e periodo di funzionamento ridotto di 15 giorni spalmati fra inizio e fine (via posticipato di 8 giorni, spegnimento anticipato di 7). A ciò aggiungiamo la riduzione di un grado per quanto riguarda la temperatura dell’aria.

I riferimenti temporali non sono giustamente unici per tutto il territorio nazionale che, in base alle caratteristiche climatiche, è diviso in diverse fasce dalla “A” alla “F”. “A” sono le zone del Paese più calde e quindi con giorni e orari più ridotti, “F” quelle più fredde in cui non vi è alcun tipo di limite.

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La provincia di Brescia possiamo dire che si trovi per la quasi totalità fra la zona “E” e quella “F” per quanto riguarda il Comuni montani. Per scoprire la classe del vostro Comune basta fare un salto su Wikipedia, dove ad esempio troviamo l’unica eccezione di Limone in zona “D”.

Considerando che per la “F” non vi sono limitazioni, soffermiamoci sulla “E” dove è possibile accendere il riscaldamento per 13 ore giornaliere dal 22 ottobre al 7 aprile.

Non mancheranno le esenzioni come per i luoghi di cura, scuole materne e asili nido, piscine, saune ed edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e simili per i quali le autorità comunali abbiano già concesso deroghe. A breve sarà inoltre pubblicato da Enea un vademecum con alcune indicazioni fondametali nella gestione del riscaldamento.

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Il Pirlo delle 6

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