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Il covid ha dato una spinta in avanti decisiva allo smart working, in italiano lavoro agile o telelavoro, anche nella nostra provincia. Secondo uno studio di Confindustria Brescia l’ultizzo del lavoro da casa è passato – forzatamente – dal 10% in epoca pre covid al 75% nel 2020.

E non poteva essere altrimenti vista la contingenza del periodo che ormai da più di un anno stiamo vivendo. La seconda parte della ricerca però è con tutta probabilità la più interessante perché si spinge fino al termine di questa emergenza. Secondo Confindustria infatti, sulla base di quanto prospettato dalle aziende, lo smart working potrebbe rimanere con una fetta importante pari a circa il 38%.

La percentuale di utilizzo del telelavoro nelle varie realtà lavorative è strettamente lagata alle dimensioni delle aziende: più sono i dipendenti più è presente lo smart working. Secondo i dati dello studio nelle realtà con più di cento dipendenti il lavoro agile arriva fino al 50%. Nelle PMI, spina dorsale del made in Brescia, la presenza del lavoro agile sarebbe invece più limitata (29% nelle realtà sotto i 25 dipendenti e 36% in quelle tra 25 e 100).

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Sta di fatto che alle imprese bresciane questo passaggio non sembra essere dispiaciuto e quindi lo smart working vivrà anche oltre la pandemia.

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Il Pirlo delle 6

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