A Verona il vino bresciano si presenta compatto, solido, pronto a difendere il proprio spazio in un mercato sempre più incerto. A Vinitaly 2026, la fotografia del comparto è chiara: numeri importanti, ma anche segnali di tensione che arrivano dai mercati internazionali.
Con un valore che supera i 450 milioni di euro, oltre 6.500 ettari vitati tra DO e IG e 14 denominazioni, il settore vitivinicolo bresciano resta uno dei pilastri del sistema agroalimentare lombardo e nazionale. Ma il contesto non è semplice: consumi meno dinamici, export rallentato e incognite legate ai dazi.
A guidare la presenza bresciana in fiera è Coldiretti Brescia, con la presidente Laura Facchetti impegnata tra gli stand delle 73 cantine del territorio.
I MERCATI
Il dato che emerge è una tenuta, ma senza margini di errore. Nel 2025 i volumi calano del 3%, mentre il prezzo medio cresce dello 0,7%. A compensare arriva una vendemmia più generosa (+4%), segnale che le aziende stanno cercando di difendere il valore, più che inseguire i numeri.
Il vero fronte caldo resta quello internazionale. L’export continua a essere decisivo, ma oggi si muove in uno scenario fragile, segnato da rallentamenti e tensioni commerciali, soprattutto verso gli Stati Uniti.
A livello locale, alcune denominazioni continuano però a correre. La Franciacorta DOCG chiude l’anno con un +5,3% sull’export, spinta da mercati come Svizzera, Giappone e Usa. Il Lugana DOC raggiunge invece il 65% di vendite all’estero, su oltre 27,5 milioni di bottiglie.
LA STRATEGIA
In un contesto complesso, Vinitaly diventa molto più di una vetrina. È il luogo dove le aziende ridefiniscono le proprie strategie, cercano nuovi sbocchi e consolidano relazioni.
“Il vino bresciano – sottolinea la presidente di Coldiretti Brescia, Laura Facchetti – rappresenta un esempio concreto di come qualità, identità territoriale e capacità imprenditoriale possano fare la differenza anche in contesti complessi. Le nostre aziende stanno dimostrando grande resilienza, puntando su innovazione, sostenibilità ed enoturismo. Vinitaly è un’occasione fondamentale per rafforzare relazioni, aprire nuovi mercati e raccontare il valore autentico delle nostre produzioni”.
Sul fronte internazionale, il quadro resta in salita anche a livello nazionale. Nel 2025 l’export del vino italiano si ferma a 7,78 miliardi di euro, in calo del 3,7%, con una flessione più marcata proprio negli Stati Uniti.
“È fondamentale difendere il valore del vino italiano sui mercati internazionali, contrastando barriere e dazi che penalizzano le nostre imprese. Serve un impegno forte a livello europeo per garantire reciprocità negli scambi e tutelare un settore strategico del Made in Italy,che non è solo economia ma anche identità, cultura e presidio dei territori” dichiara il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini.


















































