Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle narrazioni fuorvianti, valorizzando le imprese, sostenendo lenoturismo e promuovendo il buon cibo italiano. Questo è il messaggio lanciato da Casa Coldiretti al Vinitaly 2026, con quattro giorni di iniziative, incontri e degustazioni dedicati a uno dei pilastri dell’export Made in Italy, che sarà protagonista insieme al cibo, anche al ristorante d’autore di Campagna Amica. 

Una grande bottiglia di vino avvolta simbolicamente da catene che si spezzano campeggerà all’ingresso di Casa Coldiretti per mostrare la condizione del settore italiano che rischia sempre più di rimanere intrappolato tra ostacoli regolatori e barriere commerciali. Il simbolo delle sfide senza precedenti che il settore è oggi chiamato ad affrontare, dinanzi alle quali Coldiretti sta mettendo in campo una serie di iniziative per sostenere l’impegno delle aziende vinicole italiane per difendere un insostituibile patrimonio del Paese dal punto di vista economico, ambientale, sociale e paesaggistico: primo ambasciatore dell’Italia a tavola nel mondo.

LE INTERVISTE

ETTORE PRANDINI – PRESIDENTE COLDIRETTI

“Una bottiglia incatenata che noi vogliamo liberare da tutte i vincoli di carattere burocratico, dall’auemento del costo di gestione per le nostre imprese legato alle varie forme di tassazione, ma anche alle barriere di carattere doganale – ha spiegato Ettore Prandini -. Il vino oggi è l’eccellenza dell’agroalimentare nel suo insieme, noi lo chiamaimo il nostro grande ambasciatore. Questo – ha concluso il presidente Prandini – deve diventare un esempio su ciò che l’Italia dovrebbe fare per difendere i mercati storici, ma anche la voglia e la forza di esplorare i mercati emergenti”

LAURA FACCHETTI – PRESIDENTE COLDIRETTI BRESCIA

“Quella del vino è una filiera assolutanente virtuosa che ha fatto passi da gigante anche con investimenti, innovazione e tutti i rinnovamenti per quanto rigrada la salute e la sicurezza del personale che opera all’interno delle vigne – ha commentato Laura Facchetti -. E’ però un settore da tutelare, che fa il Made in Italy nel mondo”

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