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I soliti problemi, le solite questioni. Anche a distanza di 48 ore dal pareggio di Crotone gli interrogativi rimangono su una prestazione che ha lasciato molto a desiderare. Perchè il Brescia visto all’Ezio Scida non può essere quello che vorrebbe Massimo Cellino. Tanti e troppi errori sono emersi nella trasferta calabrese a coincidere amaramente con un inizio di stagione tra alti e bassi. I problemi del Brescia sono di gestione delle gare, di adattamento alle situazioni favorevoli e non. Gli esempi sono lampanti: uno tra tutti l’incapacità della squadra di Eugenio Corini di salvaguardare il vantaggio in termini di reti e di uomo al cospetto della formazione di Giovanni Stroppa. Un Brescia in superiorità numerica ad aver subito la verve degli uomini di rossoblù vestiti per tutta la gara. Altro dato: l’incapacità di gestione del doppio vantaggio: pur non eccellendo sotto il profilo della manovra i biancoazzurri avevano per due volte incanalato la sfida sui binari favorevoli facendosi però rimontare come accaduto con Pro Vercelli e Novara in Coppa Italia, con Perugia, Spezia, Pescara e Crotone in campionato. Altro fattore da non sottovalutare è la tensione: l’uscita sciagurata di Alfonso che ha decretato il rigore è la dimostrazione di poca tranquillità e serenità. Perchè se corre il 95′ e devi forzare un’uscita qualcosa di certo non funziona. Come non funzionano le scelte estive in tema di mercato con Morosini usato una sola volta titolare e con il grande colpo Tremolada per 180′ in panchina negli ultimi due incontri. Servono riflessioni approfondite e importanti: ad Eugenio Corini il compito di trovare le soluzioni per invertire la rotta.

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Il Pirlo delle 6

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