Il Capo della Polizia Vittorio Pisani è stato oggi a Brescia, dove ha tracciato un quadro netto sulle nuove minacce digitali. Dal palco dell’Aula Magna di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia, il prefetto ha messo in chiaro un punto: il crimine informatico corre più veloce delle leggi e rischia di colpire diritti, imprese e sicurezza nazionale.

Un intervento diretto, davanti a studenti, magistrati e rappresentanti del mondo industriale, che ha acceso i riflettori su un terreno sempre più esposto.

SPAZIO SENZA CONFINI

Il cyberspazio, ha spiegato Pisani, non ha limiti fisici. È un ambiente “tecnico”, ma profondamente umano, dove ogni azione produce effetti reali sul piano giuridico, economico e sociale.

Proprio l’assenza di confini rende difficile individuare competenze e responsabilità. Una criticità che incide direttamente sulle indagini e sull’efficacia della risposta giudiziaria.

ATTACCHI REALI

Le minacce non sono più teoriche. Dati sensibili sottratti, infrastrutture sotto attacco, operazioni coordinate anche dall’estero: il rischio è concreto e in crescita.

In questo contesto, la Polizia di Stato ha dovuto adattare i propri strumenti. Un esempio è il CNAIPIC, attivo da oltre vent’anni e oggi presidio avanzato contro il cybercrime.

LEGGI IN RITARDO

Il nodo principale resta quello normativo. Il progresso tecnologico avanza più rapidamente rispetto alle leggi, creando vuoti che possono essere sfruttati dalla criminalità.

A livello internazionale, la cooperazione è diventata essenziale. Strumenti come la direttiva E-evidence puntano ad accelerare lo scambio di prove tra Paesi, ma il divario resta evidente.

PRIVACY E SICUREZZA

Altro punto critico è l’equilibrio tra tutela dei dati personali ed esigenze investigative. Un bilanciamento complesso, che impone scelte delicate e sempre più urgenti.

Pisani ha richiamato la necessità di una riflessione profonda su come proteggere i cittadini senza indebolire gli strumenti di prevenzione.

SFIDA IA

Nel finale, lo sguardo all’intelligenza artificiale. L’Italia, secondo il Capo della Polizia, è ancora indietro: più consumatore che produttore, dipendente da tecnologie sviluppate all’estero.

Un ritardo che rischia di pesare sul sistema produttivo e sulla capacità di affrontare le nuove sfide della sicurezza digitale.

All’incontro erano presenti il prefetto di Brescia Andrea Polichetti e il questore Paolo Sartori, oltre a rappresentanti della magistratura e delle imprese.

Al termine della giornata, Pisani ha fatto visita alla Questura, incontrando dirigenti e personale e ringraziando gli operatori per il lavoro svolto sul territorio.