Un momento di raccoglimento, memoria e riconoscenza. Sabato mattina a Chiari si è rinnovato il tributo al Carabiniere Scelto Massimo Urbano, caduto in servizio il 7 marzo del 2000 e insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.
IL RICORDO
Davanti al cippo commemorativo dedicato al militare si sono ritrovati familiari, autorità civili e militari e rappresentanti delle associazioni combattentistiche. Un gesto semplice ma carico di significato per ricordare chi ha perso la vita mentre svolgeva il proprio dovere.
Alla cerimonia hanno preso parte il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Brescia, Colonnello Alberto Raucci, il Vicesindaco di Chiari Roberto Campodonico e il Sindaco di Urago d’Oglio Gianluigi Brugali. Presenti anche il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “Città di Chiari” Nicola Bertolucci, le associazioni d’arma e i militari della Compagnia Carabinieri di Chiari.
Particolarmente significativa la presenza di alcuni colleghi dell’Arma e della Polizia di Stato che quella notte furono tra i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente.
LA NOTTE DELL’INCIDENTE
Il ricordo riporta alla notte del 7 marzo 2000. Durante un servizio di pattuglia, il Carabiniere Urbano e il capo equipaggio intercettarono due auto sospette in fuga. Ne nacque un inseguimento concitato lungo le strade della zona.
La fuga terminò con un violento impatto tra i veicoli dei fuggitivi e un autoarticolato. Il mezzo pesante si ribaltò travolgendo l’autoradio dei Carabinieri.
Massimo Urbano, nato a Poggio Imperiale nel 1972, rimase gravemente ferito e morì durante il trasporto in ospedale. Aveva solo 27 anni.
IL RICORDO DELLE ISTITUZIONI
Dopo la deposizione della corona d’alloro e le note del “Silenzio”, le autorità presenti hanno ricordato il significato del sacrificio del giovane militare.
Il Vicesindaco di Chiari ha sottolineato il valore della presenza quotidiana dei Carabinieri sul territorio:
“Il sacrificio di Massimo ci ricorda il valore del lavoro quotidiano dei Carabinieri, che nelle nostre comunità rappresentano il primo e più vicino volto dello Stato”.
A chiudere la cerimonia è stato il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Brescia, Colonnello Alberto Raucci:
“Massimo non si è trovato per caso su quella strada; era lì perché aveva scelto di essere lo scudo tra la comunità e l’illegalità. Il suo sacrificio è la massima espressione del codice genetico dei Carabinieri: un altruismo che antepone il bene comune alla propria incolumità”.
Un ricordo che a Chiari continua a vivere ogni anno, nel nome di un carabiniere che ha pagato con la vita il senso più alto del dovere.


















































