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Si chiude anche il 2020 dell’industria bresciana che come ogni realtà si ritrova a fare un bilancio fortemente influenzato dall’emergenza sanitare e dalle limitazioni dovute alle norme anti-contagio.

Il fatturato delle aziende industriali stando ai dati di Confindustria Brescia si caratterizza per un segno negativo, ma in miglioramento rispetto al periodo più acuto della crisi: nei primi 9 mesi dell’anno, la flessione è pari al -9% rispetto all’analogo periodo del 2019, contro il -19% registrato nel primo semestre. Si tratta, in ogni caso, di cali importanti per la manifattura, ma molto inferiori rispetto a quelli sperimentati nel 2009, quando il Made in Brescia perse circa il 30%.

Segni meno anche per esportazioni e importazioni: nel primo caso i primi nove mesi del 2020 fanno segnare un meno 14.1%, nel secondo caso addirittura il 17.9% in meno.

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La produzione segna un ribalzo rispetto alla prima parte dell’anno, ma resta ben lonatana dai numeri pre-covid. Nel periodo fra gennaio e settembre il calo è stato del 17.9%, risultato migliore rispetto a quello dei primi 6 mesi dell’anno. Nel solo 3° trimestre 2020, la produzione industriale bresciana è calata del 14% rispetto allo stesso periodo del 2019 dopo i risultati fortemente negativi di 1° e 2° trimestre, quando il dato aveva toccato addirittura il -25,7%.

“Il 2020 si chiude con una piccola ripresa, ma resta chiaramente segnato dalla pandemia – ha detto il presidente Giuseppe Pasini – voglio comunque sottolineare gli importanti sforzi compiuti dalle nostre imprese nella sicurezza, come testimonia il fatto che nessuna fabbrica sia diventato un focolaio. In generale, per il Pil bresciano, la prospettiva è quella di un calo a doppia cifra, con possibili revisioni al ribasso sulla scia di eventuali nuovi Dpcm”.

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