Qualità, tradizione e identità del territorio. Ma anche costi in aumento e difficoltà crescenti. A Brescia il settore dei dolci pasquali ha confermato il suo valore economico e culturale, ma ha dovuto fare i conti con nuove criticità che hanno messo sotto pressione centinaia di imprese artigiane.
In provincia il comparto dolciario e delle pasticcerie ha contato 905 imprese, di cui 699 artigiane, pari al 77,2% del totale: una delle incidenze più alte in Lombardia. Un settore che ha continuato a rappresentare un pilastro del Made in Italy, mantenendo viva una tradizione legata alla qualità delle materie prime e alla cura delle lavorazioni.
LA TRADIZIONE
Dietro i dolci tipici della Pasqua non c’è solo il prodotto finale, ma un intero sistema fatto di competenze, lavoro e identità locale. Un patrimonio che, come ha evidenziato il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, Eugenio Massetti, è oggi sotto pressione.
“Dietro i dolci pasquali non c’è solo tradizione, ma il lavoro quotidiano di centinaia di imprese artigiane che tengono viva la qualità del territorio – commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, Eugenio Massetti –. Questo patrimonio è però messo alla prova da tre fattori concreti: la difficoltà nel reperire personale qualificato, l’aumento dei costi delle materie prime – a partire da cacao e cioccolato – e il peso crescente dell’energia”.
I COSTI
I dati confermano una situazione complessa. Nel 2025 oltre la metà delle imprese ha incontrato difficoltà nel reperire personale qualificato, mentre nel 2026 si sono registrati rincari significativi per diverse materie prime, tra cui cacao, caffè e cioccolato.
A questi aumenti si sono aggiunti i costi energetici, rendendo ancora più difficile la gestione delle attività. Nonostante questo, le imprese hanno continuato a garantire prodotti di qualità, assorbendo parte dei rincari senza scaricarli completamente sui consumatori.
“Il punto – conclude Massetti – non è quanto costa una colomba, ma quanto vale il lavoro artigiano che c’è dietro. Difendere queste imprese significa tutelare competenze, occupazione e identità del nostro territorio. Senza questo patrimonio, rischiamo di perdere un pezzo importante del nostro Made in Italy”.
Il rischio, secondo le associazioni di categoria, è che senza interventi e senza un ricambio generazionale adeguato, un settore simbolo della tradizione possa perdere progressivamente forza, con effetti diretti anche sull’economia locale.


















































