Brescia continua a correre più della media del Paese. Nel 2026 il Prodotto interno lordo della provincia è previsto in aumento dello 0,72%, un dato superiore a quello nazionale, che si fermerà al +0,66%. È quanto emerge dalle stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che indicano per l’Italia un Pil nominale oltre i 2.300 miliardi di euro.
Per il territorio bresciano si tratta di una conferma importante: nonostante il rallentamento degli investimenti e le incertezze internazionali, l’economia locale dimostra ancora una buona capacità di tenuta.
BRESCIA SOPRA LA MEDIA
Nel confronto con le altre 107 province italiane, Brescia si colloca al 30° posto per crescita del Pil nel 2026. Un piazzamento che, letto nel dettaglio, racconta però una storia positiva: la provincia cresce più della media nazionale e mantiene un passo solido all’interno del contesto lombardo.
Alla base di questa tenuta c’è soprattutto la forza dell’export, che secondo la CGIA sarà uno dei principali motori della crescita italiana nel 2026. Un fattore che a Brescia pesa più che altrove, grazie a un sistema produttivo storicamente orientato ai mercati esteri. La manifattura, in particolare la metalmeccanica, continua a rappresentare un punto di forza, sostenuta da filiere industriali integrate e da una buona capacità di diversificare i mercati di sbocco. Questo consente alle imprese bresciane di compensare, almeno in parte, la frenata degli investimenti legata anche alla progressiva uscita di scena del Pnrr.
I NUMERI CHE INTERESSANO DA VICINO I BRESCIANI
Il dato del 2026 si inserisce in un percorso già positivo. Nel 2025, infatti, la crescita del Pil bresciano è stimata in +0,77%, nettamente sopra la media italiana (+0,54%) e superiore anche a quella regionale (+0,56%). Guardando alle previsioni per l’anno prossimo, Brescia resta agganciata ai territori più dinamici del Nord e conferma un andamento più robusto rispetto al quadro complessivo del Paese.
Il confronto territoriale evidenzia ancora una volta come il baricentro dello sviluppo economico resti nel Settentrione, mentre il divario con il Mezzogiorno, pur con alcune eccezioni positive, continua a essere marcato.
COSA SUCCEDE NEL RESTO D’ITALIA: REGIONI E PROVINCE A CONFRONTO
Allargando lo sguardo oltre Brescia, nel 2026 la regione che dovrebbe crescere di più è l’Emilia-Romagna, che con un +0,86% scalza il Veneto dal ruolo di locomotiva del Paese. Subito dopo si collocano Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, tutte con tassi di crescita superiori alla media nazionale. In fondo alla classifica restano Calabria, Basilicata e Sicilia.
A livello provinciale, la crescita più sostenuta è attesa a Varese, seguita da Bologna e Reggio Emilia. Non manca però il segnale di un’Italia ancora a due velocità: tra le poche realtà con un dato negativo compaiono solo Enna e Ragusa, entrambe in Sicilia.
LE PROSPETTIVE PER BRESCIA
Secondo la CGIA, uno scenario internazionale più stabile potrebbe favorire il ritorno della fiducia e degli investimenti. Per un territorio come Brescia, fortemente basato sull’impresa e sull’export, le prospettive restano legate anche alla capacità del Paese di intervenire su nodi strutturali come burocrazia e pressione fiscale.
Se queste criticità verranno affrontate, la provincia potrà continuare a sfruttare i propri punti di forza e mantenere un ruolo di primo piano nell’economia nazionale, anche oltre il 2026.









































