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Lavorava come impiegata in una nota azienda metalmeccanica della provincia di Brescia, ma era una collaboratrice assai poco fedele. Con l’aiuto di una complice infatti, aveva gradualmente svuotato le casse aziendali.

La donna aveva escogitato questo semplice trucco con cui periodicamente sottraeva soldi all’azienda in cui lavorava. Un sistema terra terra capibile anche da chi di finanza ne mastica davvero poca: l’impiegata, grazie alla sua posizione lavorativa che glielo permetteva, effettuava dei bonifici online con causali generiche dai conti correnti societari a quello della complice. Per evitare di essere smascherata dai datori di lavoro simulava il pagamento di operazioni commerciali false.

E qui forse arriva la parte più ingegnosa. La donna infatti, dopo aver effettuato il bonifico inseriva le pezze giustificative in contabilità attraverso operazioni create ad hoc. Il trucco – almeno fino a oggi – deve aver funzionato perché è riuscita a intascare centinaia di migliaia di euro. Per lei l’accusa di appropriazione indebita.

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Dall’altro lato la complice, accusata ora di riciclaggio, utilizzava quelle ingenti somme di denaro per fare una vita da star con auto di lusso e capi d’abbigliamento griffati come borse e accessori di pelletteria. Da qui anche il nome dato all’operazione dalle Fiamme gialle: “Crazy shopping”.

Le minuziose indagini della Guardia di Finanza di Bresicia e Rieti, località dove hanno dimora le due complici, si sono concluse con un maxi sequestro di oltre 255mila euro in denaro, beni immobili e beni mobili.

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Il Pirlo delle 6

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