A Brescia scoppia il caso mercati. Il Comune ha deciso di sospendere tutte le attività ambulanti per il 25 aprile e il 1° maggio 2026, due festività nazionali. Una scelta netta che ha immediatamente acceso lo scontro con ANVA Confesercenti, che parla di decisione “inaccettabile” e penalizzante per centinaia di operatori.

Il provvedimento riguarda l’Emporium del centro storico e tutti i mercati cittadini, compresi quelli di quartiere come San Polo, Fiumicello e Prealpino. Una sospensione generalizzata che, secondo l’associazione di categoria, non tiene conto né delle esigenze economiche degli ambulanti né delle differenze tra le varie aree della città.

LA DECISIONE

Alla base della scelta del Comune c’è la gestione delle festività del 25 aprile, anniversario della Liberazione, e del 1° maggio, Festa dei lavoratori. Giornate caratterizzate da eventi istituzionali, manifestazioni e iniziative pubbliche che spesso interessano il centro cittadino e alcune aree urbane.

In questo contesto, l’amministrazione ha optato per uno stop totale ai mercati, probabilmente per ragioni organizzative, di sicurezza e di gestione degli spazi pubblici. Una linea che punta a evitare sovrapposizioni tra eventi, cortei e attività commerciali su strada.

Ma proprio questa impostazione uniforme è finita nel mirino degli ambulanti, che contestano l’assenza di distinzioni tra centro e periferia.

LA PROTESTA

ANVA Confesercenti contesta soprattutto il principio alla base del provvedimento: mentre negozi, centri commerciali e vendite online restano attivi, agli ambulanti viene impedito di lavorare.

“È una situazione insostenibile e non accettabile – dichiara Massimo Bonetti, presidente di ANVA Confesercenti della Lombardia Orientale –. Non vogliamo sminuire in alcun modo il significato del 25 aprile e del 1° maggio, ma siamo lavoratori anche noi. Chiediamo pari dignità rispetto agli altri operatori economici”.

Il nodo è economico, ma non solo. Per la categoria, ogni giornata persa significa meno incassi in una fase già segnata da costi in aumento e consumi incerti. Ma c’è anche un tema di ruolo sociale.

“I mercati sono lavoro, reddito e continuità aziendale – prosegue Bonetti –. Così si calpesta la dignità professionale degli operatori”.

QUARTIERI COLPITI

A far discutere è soprattutto la scelta di includere anche i mercati di quartiere, lontani dalle manifestazioni principali.

Fiumicello e Prealpino, ad esempio, non sono direttamente coinvolti negli eventi del 25 aprile o del 1° maggio. Eppure restano chiusi. Una decisione che Confesercenti definisce sproporzionata e incomprensibile.

Secondo l’associazione, sarebbe stato possibile adottare soluzioni mirate, limitando eventuali sospensioni solo alle aree interessate da problemi logistici o di sicurezza.

IL NODO SOCIALE

Il confronto si allarga poi a un altro aspetto: il valore dei mercati nella vita cittadina.

Per gli ambulanti non si tratta solo di commercio. Le bancarelle rappresentano un punto di riferimento per i quartieri, spazi di incontro e socialità. Proprio nei giorni festivi, quando più persone sono libere, i mercati diventano luoghi ancora più frequentati.

“I mercati non sono solo banchi di vendita: sono luoghi di relazione, socialità e incontro”, sottolinea Bonetti.

LA CONTRADDIZIONE

A rendere lo scontro ancora più acceso è un elemento evidenziato da Confesercenti: nelle stesse giornate in cui i mercati vengono sospesi, il Comune consente o organizza eventi con espositori.

Una scelta che l’associazione giudica incoerente.

«Questa è la beffa – aggiunge Bonetti –. Mentre i mercati vengono sospesi, nelle stesse giornate si svolgono iniziative con espositori. È una scelta senza precedenti e del tutto irrispettosa».

IL PRECEDENTE

C’è poi il tema normativo. In Lombardia, la sospensione dei mercati è generalmente limitata a festività come Natale, Capodanno e Pasqua. Estendere lo stop anche al 25 aprile e al 1° maggio viene visto come una forzatura.

Il timore è che si crei un precedente destinato a incidere in futuro su tutto il comparto del commercio su area pubblica.

LA RICHIESTA

Da qui la richiesta al Comune: rivedere la decisione e aprire un confronto con la categoria.

“Gli ambulanti sono imprese, famiglie, lavoratori – conclude Bonetti –. Non possono essere trattati come un problema da rimuovere. In una fase così difficile, le istituzioni dovrebbero accompagnare il lavoro, non impedirlo”.