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Manca sempre meno a un 2023 che, almeno nella sua prima parte, sarà caratterizzato da una o più chiamate alle urne. Non si sanno ancora date, non si sa se vi saranno accorpamenti. Sta di fatto che tutti saremo chiamati a eleggere un nuovo consiglio regionale e molti Comuni a individuare un nuovo Sindaco (città compresa).

Soffermandoci sulla Regione, martedì approda in consiglio un provvedimento con modifiche alla legge elettorale. Modifiche sostanzialmente formali che prevedono sia il presidente in carica a indire le elezione anziché il prefetto. Un provvedimento già adottato dalla maggior parte delle regioni italiane.

L’occasione può però essere uno spunto per chiarire come e quando, in termini di legge, saranno queste elezioni. Innanzi tutto la data che non può essere prima dei 30 giorni precedenti alla scadenza della legislatura e non oltre i 60 giorni successivi. Questo individua quindi un range temporale nel quale saremo chiamati a votare dal vicinissimo 5 febbraio al 7 maggio.

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Giunta la proposta del presidente, è in ogni caso competenza del Ministero dell’Interno stabilire poi una data che può essere differente a fronte di possibili accorpamenti. Ipotesi tutt’altro che remota.

Restano invariate le modalità per l’assegnazione dei seggi consiliari alle singole circoscrizioni elettorali: la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni è effettuata dividendo il numero complessivo degli abitanti della regione per il numero dei seggi attribuiti al relativo Consiglio regionale (80 in Lombardia) e assegnando di conseguenza i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione sulla base dei quozienti interi e dei resti più alti.

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Il Pirlo delle 6

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