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I lavori per la messa in sicurezza e il restauro della Chiesa di San Martino a Sabbio Chiese e dell’affresco quattrocentesco del presbiterio continuano a riservare importanti sorprese che stanno modificando il percorso della storia dell’arte sacra in tutta la Valsabbia (e non solo). Un lavoro di restauro lungo ed impegnativo, quello commissionato dal parroco don Dino Martinelli ed eseguito con grande abilità dal restauratore Leonardo Gatti e dal suo staff che, nell’occasione, hanno fatto ricorso alle tecniche più innovative e qualificate. Un percorso che ha subito posto in evidenza lo splendido polittico quattrocentesco, uno dei tre che esistono in tutta la provincia di Brescia e che costituisce un motivo d’orgoglio per tutta la comunità valsabbina, ma che ha tenuto in serbo una grande sorpresa.

Dopo lo smontaggio della pala per il restauro, in effetti, si è scelto, di comune accordo con la Soprintendenza di Brescia, di spostare la soasa più avanti così da consentire l’accesso dei fedeli alla zona circostante (sia per ammirarne la bellezza che per raccogliersi in preghiera). Il certosino restauro del presbiterio ha fatto così apparire un altro tesoro. Sulla parete di fondo, sotto l’intonaco, si è potuto scoprire un affresco che raffigura una crocefissione. Una pittura raffinata di indubbia bellezza, che ha dovuto subire i “colpi” dello scorrere del tempo (a cominciare dalle teste che sono state tagliate). Nonostante una situazione di così evidente degrado, la scoperta effettuata nel prosieguo del restauro della Chiesa di San Martino a Sabbio Chiese merita grande attenzione perché pone al centro dell’attenzione importanti interrogativi sull’effettiva storia dell’arte sacra della Valsabbia.

Una valle che nel Quattrocento aveva la forza di richiamare autori importanti, in grado di realizzare polittici e affreschi di assoluto valore. Una scoperta nella scoperta che ha permesso al restauratore Leonardo Gatti di sottolineare con soddisfazione il lavoro svolto insieme al suo staff: “Il restauro di San Martino a Sabbio Chiese ha riservato davvero grandi emozioni. E’ stato un lavoro lungo e difficile, tecnicamente impegnativo, ma ci ha permesso di scoprire un duplice tesoro.

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La recente scoperta dell’affresco quattrocentesco, infatti, è stata la gioia finale di un prolungato percorso che abbiamo condiviso con la Parrocchia di Sabbio Chiese, l’Ufficio Beni Culturali della Curia, la Soprintendenza (e in particolare il dottor Angelo Loda e la dottoressa Anna Maria Basso Bert), ma anche con l’architetto Michele Brugnoni che ha diretto i lavori, il Comune di Sabbio Chiese, che ha dato il suo patrocinio, e la Fondazione Comunità Bresciana che ha sostenuto l’opera. Un lavoro molto complesso che, complice la sosta forzata per la pandemia, è durato oltre due anni, ma ci ha consentito di riportare alla luce autentici tesori della storia dell’arte che rischiavano di andare irrimediabilmente perduti e che, invece, possono rappresentare un vanto per tutta la valle”.                          

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Il Pirlo delle 6

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