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Un cimitero della criminalità. Tanto veniva definito il Lago d’Iseo a cavallo degli anni 70′ e 80′. I fondali delle acque del Sebino venivano utilizzate dai malavitosi per far sparire i corpi delle vittime della criminalità. In particolare furono tre i casi che balzarono agli onori delle cronache nere dell’epoca.

Nel 1977 fu ritrovato il corpo di Vittorio Di Capua. Secondo le indagini del’epoca l’uomo era legato all’Ndrangheta. Di Capua era noto per essere l’avvocato gestore dell’ippodromo di San Siro a Milano. Il suo corpo fu legato ad un blocco di cemento e gettato in acqua. Il cadavere riaffiorò nell’ottobre dello stesso anno esattamente nel punto in cui è stata trovata la carcassa della macchina con uno scheletro nell’abitacolo.

Il 23 settembre 1989 furono invece due i cadaveri recuperati nel Sebino. Si trattava dei fratelli Vincenzo e Fabio Pisano uccisi a colpi di pistola una ventina di giorni prima, il 3 settembre del 1989. Per il loro omicidio furono arrestati due bergamaschi. Il movente? Un regolamento di conti per droga o armi.

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Infine a Sarnico il 26 ottobre del 1990 fu ritrovato il corpo in avanzato stato di decomposizione di Antonio Camasso. L’uomo risultava scomparso dal 1985, era originario di Caserta. Un delitto rimasto irrisolto ma pare fosse stato commissionato per un regolamento di conti.

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Il Pirlo delle 6

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