“Non si può non avere la repressione perché è una delle componenti della sicurezza”, ma non può essere l’elemento sproporzionato di gestione della stessa. Pensare di usare solo la repressione non può funzionare“.

Carlo Alberto Romano, criminologo, docente dell’Università degli Studi di Brescia, a Èlive spiega chiaramente l’approccio alla sicurezza nelle città, oggi.
“La repressione, applicata nella giusta misura e secondo il diritto, – prosegue Romano – va affiancata ad altre politiche integrate come l’accoglienza, la formazione, l’accompagnamento e il sostegno sociale, relazionale ed economico per chi ne necessita”.

FOGLIO DI VIA, “SENZA ACCORDI INTERNAZIONALI…”

Il Prof. Romano è chiaro anche in merito al Foglio di Via, spesso considerato un “foglio di carta” inutile a raggiungere l’obiettivo per il quale è stato creato. “Un cambio della legge che lo regolamenta a livello nazionale – ci dice il Prof. Romano – potrebbe non essere sufficiente. Occorre invece un coordinamento internazionale perché ciò che conta davvero sono gli accordi internazionali, senza i quali tali provvedimenti rischiano di “sbriciolarsi alla frontiera”.

L’INTERVISTA A ELIVE

BRESCIA, SICURA QUANTO ALTRE CITTA’ ANALOGHE

“Direi che Brescia, tutto sommato, è una realtà in linea con altre realtà simili” – conferma il Prof. Romano -. “Risulta in una situazione migliore rispetto, per esempio, a Parma o a Verona ed è contigua a Piacenza o a Bergamo”.

“I dati non sono tutto – sottolinea Romano – occorre tener conto anche delle paure e delle insicurezze delle persone per cercare di dare una risposta. E la migliore risposta può venire dalle politiche integrate che le amministrazioni mettono in campo, partendo dall’analisi del dato scientifico per poi arrivare alla proposta amministrativa”.