Migliaia di agricoltori arrivati da tutta la Lombardia si sono radunati questa mattina sotto la sede della Regione per lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni: evitare lo “scacco matto” all’agricoltura. Coltivatori e allevatori chiedono interventi urgenti contro burocrazia, importazioni sleali e costi di produzione che continuano a salire.
PREOCCUPAZIONE PER IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE
A pesare sul settore è anche la tensione internazionale. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rischia di provocare nuovi aumenti dei costi, replicando quanto già accaduto con la guerra in Ucraina. I prezzi di fertilizzanti ed energia restano ancora molto più alti rispetto a quattro anni fa, con rincari che arrivano fino al 49% per i fertilizzanti e al 66% per l’energia.
Il primo segnale della nuova crisi si vede già nei distributori: il gasolio agricolo è aumentato in pochi giorni tra i 40 e i 45 centesimi al litro proprio mentre nelle campagne ripartono i lavori stagionali. Una situazione che ha spinto Coldiretti a presentare un esposto in Procura per verificare possibili manovre speculative.
IMPORTAZIONI E FILIERE IN CRISI
Secondo Coldiretti Lombardia, le aziende agricole sono sempre più schiacciate anche dalla concorrenza dei prodotti importati dall’estero, spesso coltivati con sostanze vietate in Europa ma comunque presenti sul mercato italiano. In alcuni casi, attraverso l’ultima fase di trasformazione, questi prodotti riescono perfino a ottenere l’etichetta di origine italiana.
“Le stesse regole che seguono le nostre imprese agricole – puntualizza il presidente Gianfranco Comincioli – devono essere rispettate da chi vuole vendere i propri prodotti da noi. Al tempo stesso i consumatori hanno il diritto di sapere da dove proviene il cibo che portano sulle proprie tavole e pertanto bisogna dare piena attuazione alla trasparenza totale con l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodott”.
Le importazioni, spiegano gli agricoltori, stanno spingendo verso il basso i prezzi riconosciuti nei campi. Alcuni comparti lavorano ormai sottocosto: dal riso al mais, dal latte ai suini. Tra le richieste portate in piazza anche la creazione di un fondo regionale per sostenere le filiere in difficoltà e la garanzia dei ristori per i danni indiretti causati dalle emergenze sanitarie come la peste suina africana o l’aviaria.
CLIMA, ANIMALI SELVATICI E BUROCRAZIA
Oltre ai mercati, a mettere in difficoltà le aziende agricole sono anche gli eventi climatici estremi. Negli ultimi quattro anni tra siccità, alluvioni e tempeste l’agricoltura italiana ha registrato danni per oltre 20 miliardi di euro. Per questo Coldiretti chiede di rafforzare le polizze assicurative agevolate.
Un altro problema sempre più sentito riguarda la diffusione degli animali selvatici, che devastano raccolti, attaccano greggi e provocano incidenti sulle strade. In alcune zone montane la situazione è diventata così difficile che diversi agricoltori stanno valutando di abbandonare l’attività.
A complicare ulteriormente il lavoro nei campi c’è poi la burocrazia. “Come Coldiretti non ci siamo mai opposti alle agroenergie – conclude il vicepresidente Coldiretti Brescia Giovanni Martinelli – ma sosteniamo da sempre un modello di transizione energetica che vede le imprese agricole protagoniste attraverso gli impianti solari sui tetti, le comunità energetiche e l’agrivoltaico avanzato sostenibile, da ricondurre nel principio della multifunzionalità al servizio dell’attività agricola e non di logiche strumentali e speculative”.
Durante la manifestazione i giovani agricoltori hanno organizzato anche un flash mob simbolico: su una grande scacchiera allestita in piazza hanno posato prodotti agricoli e attrezzi di lavoro, rappresentando le minacce che incombono sul futuro delle aziende e del cibo italiano.


















































