Un momento dell'inaugurazione della mostra "Roma terzo millennio, la scia della cometa", nello spazio WeGil di Trastevere.

La mostra, è stato spiegato durante l’inaugurazione, nasce dall’esigenza di restituire a Roma un racconto che le appartenga

Il volto contemporaneo della Città eterna tra identità, rinnovamento e futuro. A raccontare una Capitale poliedrica, dai mille volti è la mostra “Roma terzo millennio, la scia della cometa”, inaugurata oggi nello spazio WeGil di Trastevere. La mostra, promossa dalla Regione Lazio, in collaborazione con Laziocrea, è stata ideata da Umberto Vattani e da lui curata con Andrea Bruschi, Giuseppe D’Acunto e Rosalia Vittorini.

Alla presentazione sono intervenuti, oltre lo stesso Vattani, anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone e l’assessore regionale alla Cultura Simona Renata Baldassarre. “Dalla Collezione Farnesina al distretto del contemporaneo fino alla Cometa come nuova forma dell’Urbe: tappe diverse di un’unica visione di Roma quale piattaforma internazionale del pensiero contemporaneo, anche grazie al ruolo delle Accademie straniere presenti a Roma”, ha osservato l’ambasciatore Umberto Vattani. Si tratta di una mostra “che ha una lunga gestazione. Mentre le guide, purtroppo, raccontano una storia soprattutto di Roma completamente compressa e cristallizzata nel passato, ora le città sono competitive tra di loro e una città che vive solo come un museo del passato perde interesse, rispetto a quelle che guardano al futuro – ha spiegato Vattani-. Per questo motivo abbiamo ritenuto di rovesciare e spezzare un racconto che ci immobilizza e ci lascia come conservatori della memoria”.

La mostra, è stato spiegato durante l’inaugurazione, nasce dall’esigenza di restituire a Roma un racconto che le appartenga. La Capitale d’Italia è prigioniera di una narrazione riduttiva che la immobilizza nel passato e la trasforma in una città-museo. Le guide pubblicate nel mondo e le mappe diffuse da uffici comunali, alberghi e circuiti turistici ripetono lo stesso copione: Roma coincide con il solo centro storico, con la città dei Cesari e dei Papi. Roma terzo millennio nasce per spezzare questa inerzia e riportare la città nel tempo presente. Roma è una città che da oltre tremila anni non smette di trasformarsi, di rinascere, di sorprendere. Dare forma alla città – la forma urbis – è stata un’ossessione costante dei Romani: non solo costruire, ma pensare la città, ridisegnarla, rimetterla continuamente in discussione. Dopo l’Unità, Roma cambia scala, si dilata, attraversa fratture profonde e stagioni di discontinuità, ma sviluppa anche energie capaci di generare progetti. Il punto di svolta avviene nel Palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri: grande architettura del Novecento, a lungo priva di un racconto culturale condiviso. Circa trent’anni fa, l’ingresso dell’arte contemporanea negli spazi istituzionali modifica radicalmente la percezione del luogo. Opere, sculture e installazioni non accompagnano l’architettura: la mettono in tensione, la trasformano. Nasce la Collezione Farnesina, in un momento in cui in Italia non esistevano ancora musei pubblici dedicati al contemporaneo. Il Novecento entra così, visivamente e simbolicamente, nella città.

Un momento dell’inaugurazione della mostra “Roma terzo millennio, la scia della cometa”, nello spazio WeGil di Trastevere.

Dal Palazzo della Farnesina lo sguardo si allarga e ritrova il suo asse naturale: il Tevere. Fiume fondativo, infrastruttura storica e linea di attraversamento urbano, il Tevere è stato progressivamente marginalizzato nel racconto della città. “Roma terzo millennio” propone di restituirgli un ruolo centrale: non come sfondo, ma come spina dorsale di una Roma contemporanea che si sviluppa per sistemi, connessioni e relazioni. Lungo la grande ansa nord del fiume si concentra un patrimonio straordinario di architetture del primo e secondo Novecento e del contemporaneo: dal Foro Italico alle opere di Pier Luigi Nervi, fino ai progetti di Renzo Piano e Zaha Hadid. Un sistema coerente, rimasto a lungo invisibile, che trova oggi riconoscimento nel Distretto del contemporaneo, nuova chiave di lettura della Roma moderna.

“È significativo che la mostra sia ospitata nello spazio WeGil. Uno degli aspetti più affascinanti della struttura è la sua capacità di unire passato e presente – ha dichiarato il presidente Rocca -. Gli spazi interni, pur mantenendo l’originale impianto architettonico, all’epoca modernissimo, sono stati adattati per ospitare tecnologie e allestimenti contemporanei. Questo connubio tra tradizione e innovazione rende il palazzo un luogo unico nel panorama culturale romano. Stiamo lavorando per rendere WeGil sempre più un ‘hub’ dell’arte moderna e contemporanea nella capitale”, ha assicurato Rocca. L’amministrazione della Regione Lazio “si è impegnata, sin dal suo insediamento, alla promozione della cultura, in tutte le sue forme, destinando importanti risorse per la valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale romano e laziale, e lavorando per stimolare e diffondere nuove opere e creazioni – ha sottolineato Rocca -. La Regione intende tutelare la memoria di un passato senza paragoni, sempre però guardando al futuro e alle forme più moderne di espressione artistica, per non rimanere cristallizzati nella pur maestosa eredità dei secoli passati. Perché la cultura è identità, in ogni sua declinazione; un paesaggio psichico ed estetico che definisce una civiltà, una tradizione, una prospettiva: un modo di stare al mondo e di pensare il futuro”, ha concluso il governatore.

Roma “è universalmente riconosciuta come la città dell’antico, del Rinascimento, del Barocco. Ma Roma è molto di più. Roma è una capitale culturale che continua a produrre idee, linguaggi, sperimentazioni. Una città che non vive solo della propria memoria, ma che guarda al futuro con la stessa forza con cui custodisce il passato – ha aggiunto l’assessore regionale alla Cultura Simona Renata Baldassarre -. Rivendicare il ruolo di Roma nel contemporaneo, attraverso iniziative come quella di oggi, non è un esercizio retorico: è una scelta strategica. Significa affermare che la nostra città non è soltanto un museo a cielo aperto, ma un laboratorio vivo, un ecosistema creativo che continua a generare cultura, innovazione, visioni”, ha concluso Baldassarre. Da qui prende forma una visione ulteriore: Roma come una cometa. La testa coincide con il Distretto del Contemporaneo; la scia segue il Tevere, attraversa l’Eur, raggiunge Ostia e si apre al Mediterraneo. Roma può così riacquistare un ruolo di asse di sviluppo mediterraneo anche grazie a un ampio e articolato sistema portuale che va da Civitavecchia a Gaeta, capace di riconnettere la capitale alle grandi rotte economiche, culturali e geopolitiche. Come ha osservato Franco Purini, “Roma nei secoli non è stata solo la madre di molte città – da Colonia a Parigi, da Londra a Lisbona – ma ha generato idee di città”.

È questa capacità generativa, più che la somma dei monumenti, che la mostra intende riportare al centro. “Roma terzo millennio” restituisce l’immagine di una Roma vasta, irrequieta, pulsante. Una città che non rimuove le proprie criticità ma le assume come materia di progetto. Una città che chiede responsabilità a chi la governa e a chi la abita, rispetto a chi la visita, e invita le nuove generazioni a esplorarla, attraversarla, immaginarla. La mostra si articola in due spazi. Il primo presenta il progetto Roma del terzo millennio attraverso video su cinque grandi monitor e una serie di pannelli con mappe e testi. Il secondo è concepito come uno spazio-laboratorio, destinato a incontri ed eventi sulla contemporaneità con studenti delle scuole superiori e con le Accademie straniere a Roma. Il primo evento “The Weight of Urban Inequalities”, già in corso, analizza scenari futuri attraverso la teoria della complessità, esplora possibili interventi urbani e ne valuta gli effetti mediante modelli della fisica dei sistemi complessi, simulando politiche e azioni prima della loro attuazione per confrontarne esiti attesi e inattesi e valutare alternative.

L’allestimento di “Roma terzo millennio”, ideato dall’architetto Anna Fresa, è progettato su misura per gli spazi del WeGil, hub culturale della Regione Lazio gestito da Laziocrea, nonché capolavoro razionalista di Luigi Moretti, assumendone il principio proporzionale basato sulla radice di 2 come matrice compositiva. Ne nasce un’“architettura nell’architettura”: una struttura metallica autoportante a maglia regolare che organizza pannelli e contenuti multimediali. Un intervento autonomo ma in pieno dialogo con l’impianto originario, che traduce la rigorosa geometria morettiana in un linguaggio contemporaneo. Secondo il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone: “Quando si parla di Roma, si parla di un palinsesto urbano senza pari nel mondo occidentale. È la città che si espande e nella quale, contemporaneamente, la città cresce: uno strato dopo l’altro, si depositano i segni di civiltà diverse, di epoche che si sovrappongono, di progetti che si incatenano gli uni agli altri – ha osservato Mollicone -. La città medievale si innalza sulla romana; la città rinascimentale riprende le pietre della medievale; la città barocca dialoga con tutte le precedenti. Leggere questa archeologia stratigrafica significa decifrare, pagina dopo pagina, il libro immaginario della sua storia millenaria. Il progetto ‘Roma terzo millennio’ intende scrivere nuove pagine di questo libro infinito”, ha concluso.

Sulla mostra inaugurata oggi è intervenuto con un messaggio anche il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “Questo progetto, che prende avvio dall’edificio della Farnesina, non poteva che vedere il Ministero degli Affari Esteri tra i suoi promotori più convinti. Come con la Collezione Farnesina il ministero è stato trainante nella promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana, così oggi intende svolgere un ruolo propulsore nel qualificare in chiave moderna e contemporanea la proiezione di Roma nel mondo”, il messaggio di Tajani. All’inaugurazione era presente anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. La mostra è organizzata da Art Diplomacy Ets, associazione culturale impegnata nella promozione della diplomazia culturale attraverso l’arte come strumento di dialogo e costruzione di un racconto condiviso tra passato, presente e futuro. A supporto della mostra, l’artista Mimmo Paladino ha realizzato appositamente un’opera dal titolo Roma è una cometa che caratterizza l’immagine identitaria del progetto. La mostra è visitabile tutti i giorni, weekend inclusi, dalle 10:00 alle 19:00, con ingresso gratuito.