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“Si è chiesto l’ergastolo nei confronti di una persona incensurata che ha trascorso sette anni d’inferno, sull’assoluta mancanza di prove. Al contrario ci sono evidenti prove di innocenza del povero Giacomo. Lo dico da cittadino italiano prima ancora che da avvocato”.

Dopo la decisa requisitoria dei Pubblici Ministeri, oggi è il turno della difesa e questo è forse il passaggio più significativo dell’arringa di Luigi Frattini, il difensore di Giacomo Bozzoli.

Bozzoli è accusato dell’omicidio e della distruzione del corpo dello zio Mario scomparso circa sette anni fa. Per questi capi d’accusa, i Pm hanno richiesto l’ergastolo.

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“Se alle 19.12 Mario alla moglie dice che doveva fare la doccia per poi raggiungerla a casa, perché la moglie lo cerca solo dopo le 22? – ha proseguito il legale secondo l’Ansa – Probabilmente perché in quella telefonata lui aveva detto che avrebbe fatto tardi. E non perché doveva soffermarsi a parlare con chi era in fonderia, ma perché aveva un impegno. Doveva uscire dall’azienda per incontrare qualcuno” ha spiegato l’avvocato cercando di ricostruire le ultime ore di Mario Bozzoli.

“Già allora – ha poi aggiunto – dovevano essere fatte indagini sui rapporti che Mario Bozzoli aveva con colleghi e concorrenti”.

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Il Pirlo delle 6

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