Rapina a mano armata in tabaccheria, con una violenta colluttazione dietro il bancone e il titolare colpito alla testa. È successo a Brescia in via Zamboni, dove un giovane rapinatore è entrato in azione puntando una pistola contro il commerciante e riuscendo a fuggire con parte dell’incasso dopo uno scontro fisico durissimo.
Il tabaccaio, ancora scosso, ha raccontato quanto accaduto a Orgoglio Bresciano, ricostruendo minuto per minuto una scena di violenza improvvisa, nata in pochi secondi e finita con l’intervento dei soccorsi.
L’INTERVISTA
LA RAPINA E LA COLLUTTAZIONE
“Stavo parlando con una cliente. A un certo punto è entrato un ragazzo, italiano, ben messo, alto quasi un metro e novanta, sui 110–120 chili. Mi ha puntato la pistola in faccia dicendomi: questa è una rapina, voglio i soldi. La prima cosa che ho fatto è stata cercare di fermargli il braccio – racconta il tabaccaio -. Da lì è iniziata la colluttazione: spintoni, strattoni. Alla fine mi ha colpito alla testa con il calcio della pistola, mentre io cercavo di difendermi dandogli dei pugni. Mi sono fatto male anche a una mano. Ero talmente stremato che alla fine è riuscito ad aprire il cassetto e a prendere un po’ di soldi”.
LA PAURA DOPO L’AGGRESSIONE
“Quando è arrivata l’ambulanza mi hanno misurato la pressione: avevo valori altissimi, i battiti erano a 150. Ero talmente carico di adrenalina che mi hanno detto chiaramente che, se avessi avuto problemi di cuore, poteva finire molto male. Non è stata una colluttazione da film, ma a livello di forza sì – ha proseguito il titolare dell’attività -. Lui ce l’ha messa tutta e io anche. Ho difeso quello per cui lottiamo tutti i giorni: il cassetto, che poi vuol dire il lavoro. Dodici ore al giorno qui dentro, questo è il sacrificio di una vita”.
EPISODIO IMPOSSIBILE DA DIMENTICARE
“Una rapina a mano armata no, mai. Due anni fa avevamo subito una spaccata, ma di notte, e non c’era nessuno. Questa è stata un’altra cosa, completamente diversa”.
Ora restano la paura, la ferita e la consapevolezza di quanto possa essere fragile, in pochi istanti, la sicurezza di chi lavora ogni giorno dietro un bancone.








































