L’Agenzia delle Entrate chiarisce le nuove aliquote ridotte su aumenti contrattuali, lavoro notturno e festivi per milioni di dipendenti

L’annuncio è ufficiale e ha un impatto diretto sulle buste paga di milioni di lavoratori: dal 2026 aumenti contrattuali e compensi per turni disagiati potranno essere tassati con aliquote fortemente ridotte. È quanto emerge dalla nuova circolare firmata dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, che mette nero su bianco modalità e criteri di applicazione delle agevolazioni previste dalla Legge di Bilancio.
Il cuore della misura è semplice: meno tasse sugli incrementi di stipendio e su alcune voci accessorie, purché il reddito rientri in precise soglie. Un “fisco light” pensato per alleggerire il peso dell’inflazione e sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti del settore privato.

AUMENTI

Per chi guadagna fino a 33mila euro lordi annui scatta un’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali sottoscritti nel triennio 2024-2026.
L’aliquota agevolata si applica agli incrementi corrisposti nel 2026, ma comprende anche eventuali quote di aumento erogate prima e riferite agli stessi rinnovi. Nel perimetro entrano inoltre le assenze retribuite – come malattia, maternità o infortunio – e gli aumenti che assorbono il cosiddetto superminimo.
In pratica, l’incremento in busta paga legato al nuovo contratto sarà tassato molto meno rispetto all’Irpef ordinaria, con un beneficio netto immediato.

TURNI

Sconti fiscali anche per chi lavora di notte, nei giorni festivi o su turni. Per i dipendenti con reddito fino a 40mila euro, le maggiorazioni e le indennità percepite nel 2026 saranno tassate con un’aliquota sostitutiva del 15%, entro un tetto massimo annuo di 1.500 euro.
La circolare chiarisce che rientrano nell’agevolazione anche le indennità di reperibilità previste dai contratti collettivi. Restano invece esclusi dal conteggio i premi di risultato e le somme legate alla partecipazione agli utili.

COME SI OTTIENE LO SCONTO

Nella maggior parte dei casi sarà il datore di lavoro ad applicare direttamente l’imposta ridotta in busta paga. Il lavoratore potrà comunque scegliere, con comunicazione scritta, di rinunciare alla tassazione agevolata e optare per quella ordinaria.
Chi non ha un sostituto d’imposta potrà recuperare il beneficio in sede di dichiarazione dei redditi relativa al 2026.

Una manovra che, nei numeri, promette di tradursi in qualche centinaio di euro in più all’anno per molti dipendenti. Un segnale concreto, almeno sul fronte fiscale, verso chi vive di stipendio.