Lasciatemi rispondere a chi ieri, via social mi ha chiesto perché non abbiamo reso noto il nome dell’ex consigliere comunale di Brescia, ipotizzando reticenza per simpatie politiche.
La domanda però sarebbe: perché avremmo dovuto farlo?

L’EDITORIALE IN VIDEO

Seguitemi. Nella notizia dell’inchiesta su pedopornografia on line, con accuse pesantissime, ci sono 2 persone arrestate in flagranza di reato. Avete letto i loro nomi? NO. Ce ne sono state altre 5 indagate con l’ex consigliere comunale, stesse accuse. Conoscete i loro nomi? No. E allora perché avremmo dovuto dare il suo? Non sono stati pubblicati i nomi degli arrestati ma di uno tra i 6 indagati, si.
Ecco perché non ho ritenuto di darlo. Scelta assolutamente personale

Ogni giorno vi diamo pacchi di notizie di cronaca. Ieri un bresciano 50enne che ha menato e puntato una pistola alla madre, alla sorella e ai poliziotti poi. Sapete il suo nome? No. Vi abbiamo dato il nome di qualche arrestato o indagato? la risposta è ancora NO. E sapete perché non si fa? perché i processi li fanno i magistrati e gli avvocati in tribunale. E non si fanno sui social. L’avviso di garanzia è una tutela per l’indagato e non il linciaggio mediatico. Diverso discorso quando c’è un rinvio a giudizio, l’indagato diventa imputato e il processo è pubblico.

E in ognicaso qualsiasi cittadino è innocente fino al terzo grado di giudizio. Prima o poi dovremo finirla con l’equazione indagato=condannato=colpevole. Perché questa poi è la realtà.
L’indagato bresciano è un ex consigliere comunale. Non ha più incarichi pubblici e non è un pericolo per la società, sennò, suppongo, l’avrebbero arrestato. Il nome non serve se non alla cronaca che io definisco pruriginosa.
Però, Sia chiaro: Non entro nel merito delle accuse che gli sono state mosse. Sono pesantissime. Ma io sono un giornalista. Non un giudice. Non devo né condannare né assolvere nessuno. Per fortuna. Ma conosco il potere del nostro mestiere e della gogna mediatica che può innescare.

Sono un giornalista, garantista, sempre fino al terzo grado di giudizio, con tutti. La Giustizia farà il suo corso. Ognuno poi, farà i conti con la propria coscienza

Paolo Bollani
Direttore di Èlive