
“Il 2026 nasce nell’incertezza ma speriamo si sviluppi in un orientamento diverso. Manovra economica? È di circostanza, non guarda al futuro”.
Paolo Streparava, Presidente di Confindustria Brescia non la prende alla larga e va dritto al punto. L’attenzione è tutta a Bruxelles per domani con le risposte sulle emissioni, e una decisione in un modo o nell’altro andrà ad influenzare pesantemente il prossimo anno.
“Piuttosto di un decisione pasticciata è preferibile che la Commissione decida a gennaio ma con una linea chiara. Domani – ha aggiunto Streparava – ci giochiamo una partita importante non solo per la filiera dell’automotive ma anche per tutto il comparto manifatturiero”.
LE TRE RICHIESTE DEGLI INDUSTRIALI AL GOVERNO
La stessa chiarezza che Streparava chiede al Governo di Giorgia Meloni. E le richieste degli industriali a Palazzo Chigi si riassumono in tre punti: sburocratizzare, disaccoppiare il costo dell’energia e rimettere fondi sul 4.0 dove gli industriali – dice Streparava – hanno già dato prova di sapere e voler investire.
“Sul tavolo – aggiunge il Presidente di Confindustria Brescia – abbiamo già messo 80 proposte per sburocratizzare a costo zero. L’Italia paga l’energia elettrica in media il 44% in più degli altri Paesi europei e il 78% in più rispetto alla Francia”.
L’INTERVISTA
I DATI DEL BRESCIANO
Il manifatturiero bresciano torna a respirare, ma lo fa in un contesto ancora fragile. Nel terzo trimestre del 2025 la produzione segna un +1,4% tendenziale, riportandosi in territorio positivo dopo due anni di lievi contrazioni. Un segnale incoraggiante, che però non basta a dissipare le incertezze che gravano sul quadro di fondo. A pesare sono soprattutto fattori esterni: il protezionismo statunitense, la svalutazione del dollaro e le difficoltà strutturali dell’economia europea, con la Germania — primo mercato di riferimento per l’export bresciano — ancora in affanno. Elementi che, nel loro insieme, limitano la possibilità di una vera accelerazione strutturale del made in Brescia.
Secondo il Centro Studi di Confindustria Brescia, anche nel trimestre estivo la domanda debole, sia sul fronte interno sia su quello internazionale, si conferma il principale freno all’attività produttiva: una criticità segnalata dal 45% delle imprese intervistate. Molto più distanziato, ma in crescita, il tema della carenza di manodopera, indicato dal 13% delle aziende e ai massimi dal 2023. Un dato che evidenzia come il mismatch tra domanda e offerta di lavoro stia assumendo connotati sempre più strutturali.
Resta poi irrisolta l’emergenza del caro energia. Le stime aggiornate indicano per il 2025 una bolletta energetica per il sistema industriale bresciano pari a 1.215 milioni di euro: un valore sostanzialmente invariato rispetto al 2024, ma ancora superiore dell’85% ai livelli pre-Covid. Un fardello che continua a comprimere margini e capacità di investimento.
Sul fronte occupazionale, cresce il ricorso agli ammortizzatori sociali. La Cassa Integrazione Guadagni, ordinaria e straordinaria, ha interessato il 14% delle imprese industriali del territorio, con un’incidenza delle ore di CIG pari al 2,7% del monte ore lavorabile. Nei primi nove mesi del 2025 le ore autorizzate di CIGO hanno raggiunto i 10,9 milioni, in aumento rispetto ai 9,7 milioni dello stesso periodo del 2024; ancora più marcata la crescita della CIGS, salita a 4,8 milioni di ore contro i 2,7 milioni dell’anno precedente. Un segnale che restituisce l’immagine di un sistema produttivo che, pur mostrando timidi segnali di ripresa, resta esposto a tensioni profonde e persistenti.








































