La Corte di Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo per Davide Fontana, imputato per l’omicidio di Carol Maltesi, disponendo un nuovo giudizio di secondo grado. Si tratterà dunque di un terzo processo d’appello, che si terrà a Milano davanti a un diverso collegio di giudici.

La decisione, anticipata dal quotidiano La Prealpina e risalente allo scorso 10 febbraio, riguarda il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, già al centro dei precedenti gradi di giudizio. Proprio su questo punto la Suprema Corte aveva chiesto un ulteriore approfondimento nel precedente rinvio, invitando i giudici della Corte d’Assise d’Appello a rivalutare la sussistenza dell’aggravante tra i motivi sollevati dalla difesa dell’imputato. Solo dopo il deposito delle motivazioni della Cassazione verrà fissata la nuova udienza dell’appello ter.

I fatti risalgono all’11 gennaio 2022, quando l’ex bancario uccise la compagna ventiseienne nella sua abitazione di Rescaldina, nel Milanese. Secondo la ricostruzione processuale, la coppia aveva deciso di realizzare un video a sfondo sessuale da pubblicare su OnlyFans. La giovane venne colpita ripetutamente alla testa con un martello mentre era legata a un palo da lap dance e successivamente finita con un’arma da taglio alla gola. Alla base del delitto, secondo l’accusa, anche il mancato accettare da parte dell’uomo l’imminente trasferimento della donna in provincia di Verona.

Dopo l’omicidio, Fontana avrebbe smembrato il corpo, conservandone i resti per settimane in un congelatore prima di disfarsene gettando quattro sacchi di plastica in un dirupo a Paline di Borno, nel Bresciano.

In primo grado i giudici di Busto Arsizio avevano condannato l’imputato a 30 anni di reclusione. In appello, con il riconoscimento delle aggravanti della premeditazione e della crudeltà, la pena era stata elevata all’ergastolo. La Cassazione era poi intervenuta annullando con rinvio limitatamente alla premeditazione. Anche l’appello bis aveva confermato tale aggravante, ma ora un nuovo pronunciamento della Suprema Corte riapre nuovamente la questione, demandando ancora una volta ai giudici di merito la valutazione definitiva.

Dalla decisione sull’aggravante della premeditazione dipenderà la pena finale: trent’anni di reclusione oppure il carcere a vita per l’imputato, oggi quarantasettenne.