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La carica virale del coronavirus oggi è cento volte più debole rispetto all’inizio del mese di marzo.

Lo ha detto in un’intervista al quotidiano spagnolo “El Mundo” il professor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano. “Colleghi di tutto il mondo, compresa la Spagna, ci dicono che stanno osservando esattamente la stessa tendenza” afferma il virologo, che ha intenzione di continuare gli studi in corso con nuovi pazienti e di espanderlo negli Stati Uniti con la collaborazione del collega Guido Silvestri, professore di patologia generale alla Emory University di Atlanta e che dirige un laboratorio di ricerca di studio dell’infezione da Hiv. Il risultato della ricerca coordinata da Massimo Clementi sarà pubblicato a breve sulla rivista “Clinical Chemistry and Laboratory Medicine”.

Da diverse settimane, spiega Clementi, “il quadro clinico sta cambiando e, in particolare, i casi gravi che abbiamo visto così tanto all’inizio di questa pandemia stanno diminuendo. Non accogliamo più pazienti che devono essere immediatamente trasferiti in terapia intensiva e sottoposti a respirazione assistita”. Questo calo dei ricoveri in terapia intensiva, ha spinto i medici del laboratorio di Clementi a chiedersi se ci fossero stati dei cambiamenti a livello virologico.

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Tali cambiamenti, ha spiegato il medico del San Raffaele, non sono dovuti a mutazioni ma ad un’altra caratteristica: la virulenza. “La virulenza ha diverse caratteristiche, ma la principale è la sua capacità di replicare e trasmettere una quantità significativa di virus, con una carica virale molto elevata”, ha spiegato Clementi. Secondo il professore, dopo aver confrontato la carica virale di 100 pazienti ricoverati nei primi 15 giorni di marzo – una fase in cui il San Raffaele era sotto pressione per il grande numero contagi – con quella di altri 100 monitorati a fine maggio c’è stata “una gigantesca sorpresa”. In sostanza, ha spiegato Clementi, “la quantità di virus presente nei pazienti che sono venuti da noi a maggio è notevolmente inferiore rispetto a quelli arrivati a marzo”, in certi casi addirittura “sino a cento volte in meno. È una differenza assolutamente macroscopica”. Questa scoperta ha spinto il medico e gli altri del suo laboratorio a contattare vari colleghi nel resto del mondo per verificare se stavano valutando la stessa tendenza.

“Abbiamo contattato colleghi negli Stati Uniti e in Europa, compresa la Spagna. Posso dire che anche in Spagna stanno osservando la stessa tendenza, ovvero che l’epidemia è in una fase di contenimento. La cosa interessante è che anche in Florida, dove le misure di isolamento sociale sono state molto più miti rispetto a Spagna e Italia, stanno osservando lo stesso andamento. Qualcuno ha detto che è come se questo virus fosse ‘invecchiato’”. © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

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