“Credo molto nella centralità delle persone: del bambino, del ragazzo al centro, degli allenatori al centro.”
È da qui che Marco Zambelli vuole ripartire nel suo nuovo ruolo di direttore tecnico e club manager della Voluntas Brescia. Non da un titolo, non da un organigramma, ma da una visione che mette l’essere umano prima del ruolo e la relazione prima della prestazione.

Per Zambelli, avere una carica non significa avere tutte le risposte: “Il fatto che uno abbia un ruolo o ti chiamino direttore non fa sì che tu abbia la conoscenza di tutto, anzi”. Il suo è un percorso quotidiano costruito insieme a tutte le figure della società, con un pensiero fisso: “Cosa posso fare di più per migliorare il benessere dei ragazzi e anche la qualità del loro gioco?”.
Collaborazione, crescita condivisa e attenzione alla persona sono le basi da cui nasce la sua idea di calcio.

L’INTERVISTA

RELAZIONE, COMUNICAZIONE E CRESCITA CONDIVISA

La visione di Zambelli va oltre gli aspetti tecnici e tattici, pur riconoscendone l’importanza. Secondo il nuovo club manager della Voluntas Brescia, esistono molti percorsi che formano allenatori sul campo, ma meno che lavorano sulla persona: “In quanto comunicatore, in quanto leader, in quanto presenza”.

Durante l’intervista racconta anche un’esperienza vissuta negli ultimi mesi: “Ho fatto un corso da venditore e ti dicono che prima devi vendere te stesso e poi il prodotto”. Una parola che non ama, ma che chiarisce il concetto: “Devo farti capire chi sono prima di poterti trasmettere altro”.
Un principio che, per Zambelli, vale pienamente nel rapporto allenatore-giocatore e in ogni relazione educativa.

EMOZIONI E RITORNO AL SAN FILIPPO

Il rientro al centro sportivo San Filippo non è stato solo un momento formale. Zambelli ammette di essersi emozionato: “Rivedere questi luoghi, risentirli come casa, ti riporta indietro”. Un luogo legato alla primavera e alla prima squadra, vissuto con grande affetto.

La Voluntas Brescia, sottolinea, ha scelto consapevolmente questa visione e questo modo di lavorare. Non una gestione solitaria, ma un cammino condiviso: “Amo la collaborazione e la crescita condivisa”.