
“La morte di un ragazzo in carcere, la morte auto procurata è una sconfitta, una sconfitta di tutti”.
Il Prof. Carlo Alberto Romano, criminologo, docente alla Università di Brescia e Presidente dell’Associazione Carcere e Territorio, è lapidario.
Sulla morte del 23enne accusato di aver palpeggiato 4 ragazzine in piscina, lo ribadisce: “È una sconfitta della comunità”.
CARLO ALBERTO ROMANO A ÈLIVE
NON È IN DISCUSSIONE IL REATO COMMESSO
“Questo ragazzo – dice a Èlive – aveva fatto delle cose gravissime, nessuno di noi vorrebbe mai pensare che i propri figli in piscina in un momento di svago si dovessero trovare a gestire una persona che mette loro le mani addosso. Ma questa persona è una persona con dei problemi che vanno affrontati, possibilmente risolti”.
“IL CARCERE NON È PIU’ RIEDUCATIVO”
Il Focus del tema è sempre quello: la funzione rieducativa che la Costituzione ha assegnato al carcere ma che il carcere non espleta più.
“Parcheggiandolo in carcere, seppure in un comprensibile provvedimento cautelare, – sottolinea Romano – lo abbiamo posto di fronte allo stigma, alla disperazione, al suo sentirsi abbandonato, al comprendere la gravità di ciò che ha fatto e in questo modo però egli si è tolto la vita, evidentemente non sopportando quella condizione davvero grave, abbandonica e tragica”.
“Il carcere fa fatica ad assolvere al suo compito costituzionalmente delegato appunto quello della rieducazione, ma non solo con le persone che non hanno particolari problemi di carattere psichico o di consumo di sostanze, questo avviene, avviene anche con altri che al fatto di aver violato la legge sommano problemi di carattere comportamentale o appunto di uso di sostanze, insomma problematiche di carattere psichico”.
“NON È UN CASO ISOLATO. UN CENTINAIO DI PERSONE OGNI ANNO SI TOGLIE LA VITA IN CARCERE”
“Si immagini unire tutti questi problemi – conclude il prof. Romano – chiuderli in carcere, che cosa comporta? Grandi disagi per gli operatori, grandi difficoltà nella gestione e alle estreme conseguenze poi risultati come questi, che non sono così infrequenti. Ricordiamo che un centinaio di persone tutti gli anni nel nostro paese si tolgono la vita in carcere.





















































