Oltre 26 mila tonnellate di scarti tessili smaltiti illegalmente, capannoni trasformati in discariche abusive in diverse regioni del Nord Italia e un giro d’affari milionario.
Sono i numeri dell’operazione condotta dai Carabinieri Forestali di Brescia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato al sequestro di un’azienda bresciana attiva nel recupero dei rifiuti, di una flotta di autoarticolati e di beni e risorse finanziarie per circa 12 milioni di euro.
L’ORGANIZZAZIONE
Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe raccolto scarti tessili provenienti soprattutto dalla Toscana, omettendo le operazioni previste di cernita e trattamento. I rifiuti sarebbero stati poi falsamente classificati come materiale recuperato e stoccati in 15 capannoni industriali distribuiti tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
Per gestire il sistema, il gruppo avrebbe utilizzato società intestate a prestanome per affittare gli immobili. Una volta saturati di rifiuti, i capannoni venivano abbandonati interrompendo il pagamento degli affitti e trasformandosi di fatto in enormi discariche abusive.
Le indagini hanno inoltre accertato l’esportazione illecita di parte dei rifiuti all’estero. Grazie alla collaborazione con l’Ufficio Europeo Antifrode (OLAF), è stato documentato il trasferimento di circa 2 mila tonnellate di scarti tessili in Turchia, verso un sito nella città di Denizli, sempre presentati come materiale recuperato.
Il provvedimento del Gip del Tribunale di Brescia riguarda anche conti correnti e immobili situati nelle province di Brescia, Verona, Mantova, Lodi e Nuoro.
Complessivamente risultano indagate 20 persone per traffico illecito di rifiuti e gestione abusiva di discariche. Contestata anche la responsabilità amministrativa della società bresciana coinvolta, con l’obiettivo di recuperare il presunto profitto ottenuto attraverso le attività illecite contestate.























































